La processione di monteleno
- Dati pianoaltimetrici
- Descrizione del percorso
- Traccia del percorso

Si ringrazia il signor Remo Migli, conoscitore innamorato delle cose della sua terra per la gentile ospitalità e le pazienti informazioni.
Le tradizioni
Voci e Croci a Monte Leno
Testo e foto di Franco Baldi
Una storica Processione del Venerdì Santo, tra strade e viottoli scoscesi, si snoda nel Chianti per oltre quattro ore. Con quel tanto di umano che la rende affascinante.

"Processioni del Venerdì Santo... che sfilano da San Gusmè, salgono da San Lorenzo a Campi, deviano per Monte Leno, si fermano alle croci di Brandano e ritornano da dove son partite, per sentieri da capre. E quando le processioni della tardiva primavera sono impedite dalla neve si pensa che siano gli angeli a camminare... nel candore ovattato dell'alba... ". Così raccontava, alla metà del '900, l'inchiostro spirituale di Martin Josè Ceccuzzi, o Idilio dell'Era, frate francescano conventuale. Il bello è che il Venerdì Santo, a San Gusmè, la Processione non è mai stata sospesa e, pur perduta la memoria storica della sua origine.
C’e’ ancora... ed è impegno coraggioso mante non solo nel rispetto di una tradizione soprattutto nella gioia di un atto di Amore. Nell'alba che segue la Veglia di Adorazione dell'Eucaristia del Giovedì Santo, San Cosma con il fratello Damiano, medici prodigiosi e martiri, vigilano dall'Alto sulla partenza in direzione di Campi della Processione che, sotto il Plenilunio di Primavera che indice la data della Pasqua, trasporta due croci per ben dieci kilometri in gran parte di sentieri. I ragazzi e gli uomini si alternano a trasportare quella più grande che, oltre al peso della Sofferenza, reca anche il ricordo affettuoso per chi ha avuto quel compito nei tempi passati., almeno fino all'anno 1834, data riportata nel retro, mentre le ragazze conducono una croce piccola e più leggera, ma non meno... importante.
L’inizio, se anche la strada è asfaltata, è in gran salita e la preghiera prevede subito un bell'impiego di fiato: i più anziani sanno a memoria i "Cantici di Santa Maria Maddalena sopra la Passione", e quando con grande sonorità i più giovani si uniscono bene ai "nuovi" nella ripetizione del ritornello “PIANGI PIANGI INGRATO CUORE / L'ASPRA MORTE DEL SIGNORE / PIANGI INGRATO PECCATOR..." si lascia sulla sinistra la sorgente dell’Ombrone poco prima di girare in uno stradino che porta su, fino a Campi, dove le lame lucenti del primo sole sono arrivate in anticipo. )”AL SACRO MONTE / DI MIRRA OMBROSO / OGGI PIETOSO / IO SALIRÒ..." si canta ora e una chiesetta apre le porte ad una preghiera collettiva che invade l'aria antica di liturgie odorate di incenso e fa da sottofondo a richieste "personali” prima della ripartenza verso il bosco di Monte Leno in visita a tante croci: presso di esse, dato che il Venerdì Santo non si adora l’Eucarestia ma la Croce, è appropriato sostare, inginocchiarsi e... accorgersi che dal loro legno sono state, chissà quando, asportate numerose schegge quali reliquie preziose.
Intanto il canto diventa in latino... un latino dal suono misterioso forse mai ben compreso, ma mai dimenticato e che in questo giorno si fa terribile e trionfale per un inno alla Croce, Vessillo e pazzia di un Dio geloso e vicinissimo che ci nuovo nella Felicità,
Giù per una balza un'inaspettata e ripida discesa sballa gli zainetti come un tempo i tascapani e le bisacce mentre tante nike, pronipoti più vivaci degli stracciati calzari dei viandanti penitenti di tanto tempo fa sfidano una scivolosa sassaia fino al fondo del bosco dove, nell'odore della borraccina e dell'ombra umida,si raduna la sonorità delle Avemarie del Rosario fino ad un madonnino assolato.
Per il Venerdì Santo la Chiesa prescrive il digiuno ma si potrà forse non perdonare (e non apprezzare) una sosta di ristoro dove si consolidano subito amicizie nuove e si rinforzano quelle un po' arrugginite o vecchie di secoli? E così al conforto di qualche acciuga sul pane e di qualche fetta di ciambellone si racconta che la croce piccola condotta dalle ragazze può indicare chi la porta come prossima al fidanzamento o, magari, al matrimonio... e anche, in una versione particolare e bisbigliata, quello che avvenne nell'anno in cui, a causa della neve, fu deciso di non effettuare la Processione e cioè la successiva scoperta, lungo il percorso abituale, di una teoria di orme umane fissate dalla neve e contornate di gocce di sangue. Ora, ai lati di uno stradello che sale ad una vigna, le viole sono aperte alla luce e, via via che si spoggetta, i tetti di Villa a Sesta spuntano da sopra i filari fino a che la discesa allunga i passi verso la chiesa del paese, dove il canto di un particolarissimo "Stabat Mater" impegna tante voci di donna presso il "sepolcro" ancora infiorato. Anche il tempo sembra essersi fermato ad ascoltare le inflessioni vocali della signora Nara. ma il signor Remo, notato il particolare, sollecita la ripartenza e i più giovani accelerano il ritono controsole verso San Gusmè dove si chiude l’anello del percorso della Processione.
"A TE ONOR DUNQUE CROCE DILETTA..." è l'inizio dell'ultima strofa del canto che, nella stradella del cimitero, orna i raggi d'oro della croce metallica da dove, tornando sui passi fatti, si rientra in paese.
Sono trascorse oltre quattro ore dalla partenza e mentre si ripongono le due croci con già un po' nell’aria il profumo della vicina Festa della Resurrezione, alla Forza del Male non resta che continuare a ringhiare, beffata dalla Fede semplice e solare di persone Credenti ma non... "credulone”. Dal silenzio di Monte Leno, "dolce" come il monte i canti di sempre continueranno a profumare il Cielo del Chianti e per i tutti i cuori sarà ogni volta (come è stato anche per me nel 2000) vero Giubileo.