L'EPOPEA DI LUCA CAVA
C'è da dire che, in fatto di nomi, i sangusmeini sono dei veri campioni nel coniarne di nuovi. Perché i residenti del minuscolo borgo - e non sono pochi - possiedono non solo la dote dell'ironia, tipica dei toscani, ma anche quella dell'autoironia, merce rarissima in una regione di boriosi, come vengono dipinti in genere i toscani.
A San Gusmè si è inventata una festa, nata a sua volta da un episodio che ha del leggendario, di cui è difficile trovare l'uguale nel pur ricco panorama folcloristico toscano. Si racconta che il proprietario di un'osteria del paese, stanco di dover ripulire quotidianamente intorno alla sua bottega la sporcizia maleodorante lasciata da avventori e passanti, decise di costruire all'esterno uno stanzino che corredò con la scritta "Bagno pubblico". Ma nessuno lo usava perché - analfabeti - nessuno capiva il significato di quelle parole. Allora l'oste fece costruire una statuina che raffigurava un uomo accovacciato, in una posizione dall'inequivocabile significato. La gente capì al volo, il luogo ritornò pulito e alla statuina venne messo il nome e il cognome di "Luca Cava".
Con il tempo l'abitudine di festeggiare il simpatico omino si affievolì, e anche della statuina si persero le tracce. L'ha riportata in auge il noto scrittore e uomo di spettacolo senese Silvio Gigli che, in onore del signor Luca Cava, ha istituito fino dagli anni '70 del secolo scorso un premio letterario e ha organizzato vari festeggiamenti nel mese di settembre. Attualmente la statuetta è situata fuori le mura del borgo ed è corredata da un'iscrizione, dettata dallo stesso Silvio Gigli.
da www.coopfirenze.it
Il Luca Cava
L’IRONIA QUI E’ DI CASA
Nel lontano 1888 un contadino del posto, tale Giovanni Bonechi, per invogliare i passanti a fare i suoi bisogni nel suo pezzetto di terreno, vi pose una statua in pietra da lui scolpita, così da rendere più pulito il resto del paese indicando un unico luogo da usare per i bisogni corporali, in un’epoca dove non esistevano non solo i bagni pubblici ma neanche quelli all’interno delle abitazioni; l’intento era quello di unire all’aspetto ambientale, una necessità produttiva: il refluo sarebbe poi stato utilizzato dallo stesso contadino a scopo “fertirriguo”.
La statua raffigurava un uomo accovacciato che copriva le vergogne con il suo cappello, intento nello svolgere le sue quotidiane funzioni.
Dopo tanti anni la cosa ebbe risonanza dapprima nei dintorni e poi in tante terre d’Italia, cosicché durante gli anni ‘30 alcuni “sangusmeini”, stanchi di essere derisi in continuazione, decisero di disfarsi della irriverente immagine; fu così che alcuni abitanti strapparono la statua dalla sua collocazione e la gettarono in un lago di una tenuta faonistico-venatoria della zona.
Tutto si chiuse lì per circa quarant’anni, fino a che il regista televisivo e radiofonico senese Silvio Gigli, nato nel capoluogo del comune, Castelnuovo Berardenga, conobbe la storia e se ne innamorò: fece indire un referendum popolare per chiedere la realizzazione di una nuova statua e, dopo il tribolato consenso degli abitanti, fu dato incarico al Maestro Marcello Neri delle Ceramiche Santa Caterina di Siena che plasmò l’opera in terracotta su disegno del vignettista Emilio Giannelli. Il messaggio, che vuol dare questa statua così autoironica, riprodotto in una piastrella posta accanto alla nicchia della statua è, testualmente, questo: “re, imperatore, papa, filosofo, poeta, contadino e operaio: l’uomo nelle sue quotidiane funzioni. Non ridete, pensate a voi stessi”.

Da quell’anno prese il via la sagra intitolata al personaggio immaginario, durante la quale aveva luogo un importante premio letterario, protrattasi per quindici anni, per interrompersi nell’88 (con la morte di Gigli) e nell’89, riprendere per un solo anno, il 1990 e rifermarsi fino al 1998, anno in cui è risorta l’Associazione Pro Loco e con lei la “Festa del Luca”: si, perché questo personaggio è stato chiamato LUCA CAVA (in toscano stretto LUCAAVA) e, sempre nella fantasia, sua moglie era Francesca e sua figlia Enrica, per arrivare al mitico LUCAAVA, CHECCAAVA E RICAAVA!!! La festa ha annoverato tra i suoi ospiti negli anni personaggi di un certo calibro e dal nuovo corso, in collaborazione con il Monte dei Paschi di Siena, si è pensato ad un premio giornalistico televisivo da intitolare al mai dimenticato Silvio Gigli, che vedesse insigniti personaggi che si fossero distinti nel mondo dello spettacolo e del giornalismo, laddove Silvio Gigli profondeva eleganza, ironia e professionalità.