L'EPOPEA DI LUCA CAVA
Luca Cava C'è da dire che, in fatto di nomi, i sangusmeini sono dei veri campioni nel coniarne di nuovi. Perché i residenti del minuscolo borgo - e non sono pochi - possiedono non solo la dote dell'ironia, tipica dei toscani, ma anche quella dell'autoironia, merce rarissima in una regione di boriosi, come vengono dipinti in genere i toscani. A San Gusmè si è inventata una festa, nata a sua volta da un episodio che ha del leggendario, di cui è difficile trovare l'uguale nel pur ricco panorama folcloristico toscano. Si racconta che il proprietario di un'osteria del paese, stanco di dover ripulire quotidianamente intorno alla sua bottega la sporcizia maleodorante lasciata da avventori e passanti, decise di costruire all'esterno uno stanzino che corredò con la scritta "Bagno pubblico". Ma nessuno lo usava perché - analfabeti - nessuno capiva il significato di quelle parole. Allora l'oste fece costruire una statuina che raffigurava un uomo accovacciato, in una posizione dall'inequivocabile significato. La gente capì al volo, il luogo ritornò pulito e alla statuina venne messo il nome e il cognome di "Luca Cava". Con il tempo l'abitudine di festeggiare il simpatico omino si affievolì, e anche della statuina si persero le tracce. L'ha riportata in auge il noto scrittore e uomo di spettacolo senese Silvio Gigli che, in onore del signor Luca Cava, ha istituito fino dagli anni '70 del secolo scorso un premio letterario e ha organizzato vari festeggiamenti nel mese di settembre. Attualmente la statuetta è situata fuori le mura del borgo ed è corredata da un'iscrizione, dettata dallo stesso Silvio Gigli.
da www.coopfirenze.it